Criminalità organizzata e misure di prevenzione: le linee guida per lo svolgimento dell’incarico di Amministratore Giudiziario


a cura di: Mario Antinucci - Avvocato del Foro di Roma, Docente di Procedura penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Sapienza di Roma.

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza di parziale condanna all’Italia (De Tommaso c. Italia)1 ha stabilito che: “Le misure di prevenzione possono essere applicate, ma a patto che la legge fissi in modo chiaro le condizioni, per garantirne la prevedibilità e per limitare un’eccessiva discrezionalità nell’attuazione”. La pronuncia destinata a suscitare ragionate valutazioni a valle delle prime osservazioni “a caldo”2 ci ricorda la difficoltà di trovare un punto di equilibrio tra legislazione nazionale e diritti dell’uomo, così come filtrati dall’elaborazione giurisprudenziale europea; sotto la lente di ingrandimento uno dei settori ove si avverte maggiormente la “distanza” tra il diritto interno e quello sovranazionale, vale a dire quello delle misure di prevenzione.

Nonostante le forti critiche, mosse soprattutto dall’avvocatura penalista3, il legislatore, anche al cospetto dello stato di collasso in cui si trovano i dibattimenti, ha progressivamente esteso la portata delle misure di prevenzione che, da strumento di controllo dei soggetti disagiati è divenuto metodo di contrasto alla criminalità organizzata, fino ad abbracciare mutevoli forme di pericolosità generica. Si veda in chiave di sistema sulla giustizia penale di prevenzione la recente pronuncia della Corte costituzionale, che con sentenza 6 dicembre 2017 n. 253, intervenuta sulla vexata quaestio della tutela del terzo estraneo nel sequestro finalizzato alla confisca, promuovendo l’interpretazione recentemente avallata dalle Sezioni Unite penali4, che nel comporre il contrasto giurisprudenziale, hanno affermato il principio di diritto secondo cui il terzo, prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile, può chiedere al giudice della cognizione la restituzione del bene sequestrato e, in caso di diniego, proporre appello dinanzi al tribunale del riesame, ai sensi dell’art. 322 bis c.p.p.... (leggi tutto in PDF)

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