Cenni sulla indagine elettronica


a cura di: Laura Valentina Mascioli - Avvocato del Foro di Tivoli, Docente in Criminologia e Cyber Security presso la “Fondazione Universitaria Inuit Tor Vergata” Master Executive di 2° livello.

All’attualità difficilmente un processo penale riguardante certe tipologie di delitti di particolare allarme sociale (omicidi, stragi, associazioni di stampo mafioso, eccetera), si svolgerà senza avere come protagonista la c.d. indagine elettronica. Essa, in vero, copre un campo vastissimo che spazia dalle intercettazioni telefoniche ai tabulati, dalle acquisizioni di copie forensi al captatore informatico, dalla “géo-localizzazione” alla bambina virtuale Viki collocata sulla rete come agente provocatore per procedimenti riguardanti abusi su minori. Ciò che, in ogni caso, va primariamente evidenziato è che l’avanzamento scientifico ha aperto nuovi scenari di indagine ed oltre ai tradizionali strumenti di investigazione e di acquisizione di prova reale sono emerse emergenze nuove, legate al sapere scientifico (si veda sul punto A. E. Ricci, Digital evidente, sapere tecnico-scientifico e verità giudiziale in Scienza e processo penale – nuove frontiere e vecchi pregiudizi, Giuffrè, 2011).

I computer, i telefoni cellulari, gli i pad, eccetera, costituiscono una costante nella vita degli individui moderni e se da una parte essi sono strumenti di veicolazione e realizzazione del crimine, dall’altra rappresentano una vera e propria miniera di informazioni per l’utile compimento delle investigazioni e delle indagini. La stessa Convenzione di Budapest (recepita in Italia attraverso la messa in pista della legge 18 marzo 2008 n. 48) all’art. 14 – proprio in ragione di quanto sopra detto – invita gli Stati contraenti ad apprestare un’apposita disciplina finalizzata alla raccolta di prove elettroniche, La grande potenzialità processuale delle prove digitali dipende, alla stregua di quanto accennato in precedenza, dal costante incremento della diffusione dei sistemi informatici e della digitalizzazione delle conoscenze nella società moderna, con le sempre maggiori occasioni di interconnessione tra il mondo fisico e il mondo digitale che ne derivano1. Occorre, tuttavia, tenere da subito presente come le grandi potenzialità dell’indagine abbiano come contro-altare una grande precarietà e fragilità del dato acquisito che, caratterizzato primariamente dalla immaterialità, è anche a fortissimo rischio di contaminazioni, dispersioni e alterazioni (si veda sul punto M. Mattiucci, Le indagini sui reperti invisibili, high thech crime, in Manuale sulla scena del crimine – norme, tecniche, scienze, a cura di Donatella Curtotti e Luigi Saravo, Giappichelli Editore, 2013). La branca scientifica che si interessa dell’analisi di detti reperti è la “Digital forensic” nata negli anni ’70 come “Computer Forensics”2. Essa tende teleologicamente all’identificazione delle fonti digitali, alla racconta dei reperti, alla validazione tecnica degli stessi, alla loro preservazione ed analisi... (leggi tutto in PDF)

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